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Arsil

Sono un Elfo Alto. Un Noldo, come si diceva una volta.

Mia madre era originaria di un piccolo villaggio. Un giorno, mentre ballava e cantava per i campi, raccogliendo fiori, ridendo e scherzando come una bambina, vide un elfo trasandato e malconcio, ma appena i loro sguardi si incrociarono si innamorò di lui. Egli in principio non le dimostrava molto amore ma aveva comunque bisogno di affetto e compagnia.
Così insieme andarono a dimorare in una casa di legno che costruirono in una piccola radura all'interno di un bosco. Conducevano una vita molto umile, essenziale, ma, poichè si amavano, i loro giorni scorrevano lieti.

Quando mio padre seppe che mia madre aspettava un bambino, il suo debole cuore, esulcerato da una vita piena di sofferenza e dolore (a causa delle alterne vicissitudini e di una lunga prigionia), non riuscì a contenere quella immensa gioia ed egli diventò sempre più debole ed invecchiò. Durante l'ottavo mese di gravidanza, quando capì che non sarebbe riuscito a vedere suo figlio, chiamò mia madre e le consegnò il suo grande corno da guerra pregandola di farmelo avere in modo che conservassi qualcosa che gli apparteneva. Poi chiuse lentamente gli occhi e spirò.
Pare che il corno, oltre alla funzione di richiedere aiuto o suonare la carica prima di una battaglia, abbia il potere di infondere speranza e coraggio nei cuori di chi ode le sue note. Quell'oggetto non è l'unica cosa che ho ricevuto da mio padre, da lui ho infatti ereditato l'amore per il mare e per la musica. Purtroppo non ho mai scoperto il suo nome.

Mia madre tornò al suo villaggio natale dove fu riaccolta con gioia. Ella appariva ora stanca e smunta, per cui venne ricoperta di cure e attenzioni. Morì dopo avermi dato la vita. Si chiamava Anna, il Dono.

Sono stato adottato dalla famiglia di un elfo noto come Eldagor, la Stella della Battaglia. Era costui un elfo con più di mille anni, maestro nell'arte della guerra e insuperabile nel maneggio della spada. Inoltre era un esperto di metallurgia: amava raccogliere pietre preziose, ma non le tesoreggiava, le donava liberamente per abbellire ogni cosa. Oltre a insegnarmi le sue sottili arti e a trasmettermi i suoi nobili valori, egli mi ha fatto molti doni. Quello più prezioso è lo stendardo che usava quando andava in guerra, l'asta è fatta d'oro massiccio e al centro del drappo azzurro vi è ricamata una grande stella d'argento.

Il giorno del mio sedicesimo compleanno, Eldagor disse che era giunto il momento di intraprendere il mio personale cammino, per scoprire qual'era il compito che il destino aveva riservato per me.

Splendore, eccellenza e gioia sono le cose che cerco.
Varda mi guida. Orome è accanto a me nella battaglia.


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